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"Guardiola ha paura di perdere potere, feci saltare piatti e bicchieri"

L'ex medico del Bayern attacca Pep: "Voleva rivoluzionare tutto, pensava di saperne più degli altri"

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Le autobiografie rivelano sempre retroscena scottanti e quella di Hans-Wilhelm Müller-Wohlfahrt non fa eccezione. È l'ex medico del Bayern che il 16 aprile 2015, poco dopo la sconfitta dei bavaresi col Porto nell'andata dei quarti di Champions, si dimise insieme a tutto lo staff per i contrasti con Pep Guardiola, allora tecnico della corazzata tedesca. I rapporti tra i due sono sempre stati burrascosi e ora è Müller-Wohlfahrt a rivelare perché.

"Con Guardiola si viveva un clima diverso. Di giorno in giorno era sempre più chiaro che non si fidasse di me e del mio staff. Da una parte non si interessava all'aspetto medico dei problemi, dall'altra pretendeva miracoli. Già al terzo giorno mi ha parlato con tono aggressivo: 'Pensavo di arrivare nel miglior centro medico al mondo, invece abbiamo due giocatori infortunati da mesi che, stando alla diagnosi iniziale, avrei dovuto avere già a disposizione'. Pretendeva fossi presente a ogni allenamento. Gli dissi che per me il Bayern era una questione di cuore, ma che avevo il mio studio”.

“Inizialmente Guardiola mi venne contro pensando fosse una cosa semplice, quando gli fu chiaro l'appoggio che avevo da club e giocatori si irritò. Voleva rivoluzionare tutto, pensando di saperne più degli altri. Riteneva bastassero 5 minuti di riscaldamento, ma non è così. E infatti gli infortuni sono aumentati sensibilmente. Non gli interessavano i miei rapporti sugli infortunati, quando volevo parlargli si girava dall'altra parte e se ne andava. Ogni volta che dicevo che un giocatore doveva fermarsi per problemi muscolari si arrabbiava. Per lui gli atleti potevano giocare".

"Un giorno ci confrontammo a colazione. Non potevo accettare che un uomo che aveva tanti anni di vita quanti io di lavoro mettesse in dubbio la mia professionalità. Alzai la voce per la prima volta in tanti anni, battei i pugni sul tavolo con tale violenza che piatti e bicchieri saltarono. Poi, dopo la partita persa col Porto venni attaccato di fronte a tutta la squadra. Diceva che da noi gli infortuni duravano sei settimane e in Spagna due. Tornato a Monaco parlai con colleghi e famigliari e decisi di dimettermi dopo 38 anni di servizio. Ritengo abbia problemi di autostima, ha paura di perdere. Non tanto le partite, quanto il potere e l'autorità".