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Borussia Dortmund, Tuchel: "Il bus era fermo e noi non sapevamo perché"

Ai tedeschi è tornato in mente l'incubo vissuto in Germania: "Non pensavamo al calcio..."

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Il botto, le esplosioni, i vetri che scoppiano: difficilmente i giocatori, i dirigenti e l'allenatore del Borussia Dortmund che erano sul bus lo scorso 11 aprile dimenticheranno quei momenti. Per fortuna, se si eccettua la ferita che ha costretto Bartra a saltare il doppio confronto di Champions col Monaco, non ci sono state conseguenze gravissime, eppure, come ha raccontato il tecnico Tuchel, l'attentato torna sempre in mente. Soprattutto se la squadra è costretta a rivivere quella situazione, come le è capitato prima della gara di ritorno, posticipata di qualche minuto. Ufficialmente perché il traffico aveva bloccato le due squadre, in realtà perché i tedeschi sono stati costretti ad avere il via libera prima di mettersi in cammino per lo stadio.

"La partenza dell'autobus era programmata per le 19.15 - spiega Tuchel -, perciò a quell'ora eravamo tutti lì. La polizia era pronta a scortarci, ma alla fine non siamo partiti all'ora prevista. Dopo 16 o 17 minuti dentro l'autobus senza che accadesse nulla, abbiamo chiesto perché eravamo ancora fermi. Ci è stato detto che era per ragioni di sicurezza. Immaginatevi quello che significa, appena otto giorni dopo l'attentato. È la cosa peggiore che ci potesse capitare. Era una sensazione strana: un'ora e mezza prima della partita non è stata la situazione ideale. Nessuno di noi, in quel momento, pensava al calcio".