Premium Sport

Mondiali 2018, -28 giorni: "Insalata Russia" con Bilel Moshni

Difensore centrale da 191 cm, tanto arcigno quanto bullo: lo chiamano 'L'uomo fallo'

  • TTT
  • Condividi

Mancano 28 giorni al Mondiale di Russia 2018. Ogni volta, sempre la stessa storia: “Che palle, la prossima coppa del mondo sarà tra quattro anni”. Eccoci, neanche il tempo dirlo. Meno di due mesi. Siccome è da quando collezionavo le figurine di Valderrama (nel senso solo quelle di Valderrama, perchè volevo vedere quel testone ovunque) che volevo esserne parte attiva, e stavolta ci sarò, giorno e notte per regalarvi il mese del più bello della nostra vita, ho pensato di rompervi le scatole in anticipo.

Su PremiumSportHD.it, una al giorno, storie mondiali, quelle più banali, più incredibili, quelli che andranno, che lo vedranno al ciringuito di Formentera, quelli che vorrei, quelli che vorrei ma non (c’è) posto, nei 23. 2018, caratteri a storia. Non uno di più.

“Voglio uccidere Bilel, sì ucciderlo”. Tanto ci è abituato. La vita di Bilel Moshni non è mai stata braccio fuori dal finestrino, musica trap e Malibu. Borderline in campo e fuori. Papà Habib e mamma Negiba tutto il giorno nel ristorante di famiglia, Bilel in giro a dribblare spaccio, droga e gang. “A Les Ulis è così: pallone o malavita”.

Lo sanno anche Thierry Henry, Patrice Evra e Anthony Martial, cresciuti in quella banlieu a un’ora di macchina dalla Tour Eiffel, dove non arriva neanche il treno. “In ogni partitella rischi la vita da ragazzino” rincara Riyad Mahrez (Leicester) nel meraviglioso documentario Ballon sur bitume (“Pallone e asfalto”) che trovate su Netflix.

Ecco, Bilel quel rischio se l’è portato dietro tutta la vita: dai parchetti fino ad Ibrox Park, passando per le partite con la maglia della sua nazionale, la Tunisia. “Nato e cresciuto in Francia, ma quando metto piede a Tunisi mi sento tunisino”. Per adesso è nella lista dei 29 pre-convocati, l’ultima parola spetta al ct Nabil Maaloul. Intanto è vivo.

Alla fine Csaba Laszlo l’ha perdonato. L’allenatore del Dundee United (seconda serie scozzese) voleva farlo fuori – calcisticamente parlando – dopo l’esordio con il Dunfermline per una pigra chiusura su Higginbotham. Ne ha fatta di strada il nostro Bilel, spesso in contromano, sbagliando incrocio, svincolo o uscita. Tre stagioni al Southend, due ai Glasgow Rangers negli anni bui della risalita tra terza e seconda serie. Con due etichette appiccicate alla maglia con colla vinilica: “hot-head” (c’è bisogno di traduzione?) e “walking foul man”, aka “L’Uomo Fallo”.

Difensore centrale da 191 cm, tanto arcigno quanto bullo. “Perchè puoi togliere Bilel dal blocco, ma non puoi togliere il blocco da Bilel” parola di Emis Killa. “E quando non ho stretto la mano a Lee Erwin, lui mi ha spinto alle spalle, per quello l’ho colpito”. Un pugno in faccia e un calcio nella schiena. Putiferio nella finale playoff per salire in Scottish Premier League. 7 giornate di squalifica, carriera a rischio come un gangster con la faccia nel water.

Da quel fine maggio 2015 ha cambiato 4 squadre, giocato una trentina di partite, non ha preso un soldo all’Etoile du Sahel ma è rimasto aggrappato alla maglia delle Aquile di Cartagine. Andrà in Russia? Vedremo. Bilel non muore mai.

Franco Piantanida