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Real, Morata strizza l'occhio al Chelsea: "Vorrei essere allenato da Conte"

L'ex Juve: "Sono giovane e ho bisogno di giocare da titolare con continuità"

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"Il Real è il club dei miei sogni" aveva dichiarato solo pochi giorni fa dopo aver segnato una tripletta al Leganes, ma dopo un'intera stagione passata più seduto a guardare gli altri che a giocare Alvaro Morata sembra essersi stufato. A 24 anni e forte dei 16 gol già segnati in stagione, lo spagnolo vuole un posto da titolare e se non può essere a Madrid allora giusto guardarsi intorno, anche perché le pretendenti non mancano.

In cima alla lista c'è il Chelsea di Antonio Conte, per cui in un'intervista al Guardian l'ex juventino ha usato parole al miele: "Conte è stato l'allenatore che più ha puntato su di me anche se non mi ha mai allenato, ha scommesso su di me alla Juve ma andò via prima che arrivassi - ha detto Morata - Mi sento in debito con Conte e sono sicuro che prima o poi avrò la fortuna di essere allenato da lui".

E di sicuro non è un mistero che l'ex ct della Nazionale accoglierebbe Morata a Stamford Bridge a braccia aperte dopo aver provato a convincerlo già la scorsa estate: "Vari allenatori della Premier mi hanno chiamato l'estate scorsa e mi sarebbe piaciuto andare in Inghilterra, ma non sapevo quali fossero le intenzioni del Real, se voleva tenermi o cedermi. Ho parlato personalmente con Pochettino e Conte ma il Real non ha voluto cedermi e ora sono qui". Per ora però, perché subito dopo Morata aggiunge: "Ho bisogno di giocare da titolare con continuità e questo non è successo negli ultimi tre anni, è una situazione difficile con cui convivere fino a quando non cambierà. Al momento sono felice al Real, ma se poi arriva un'offerta e vogliono vendermi io non chiuderò la porta. Mi sono trovato bene in Italia ma se un giorno dovessi andare via, sarà per la Premier League".

Parole forti, che sanno di un futuro lontano da Madrid, ma nel corso dell'intervista c'è spazio anche per i ricordi juventini: "Alla Juve mi sentivo un po' perso, avevo lasciato casa mia molto giovane e stavo discutendo con gente che era importante per me, c'era questa clausola di recompra a favore del Real che non dipendeva da me e non conoscevo il mio futuro. Tutto questo mi ha condizionato e distratto. La gente pensa che noi siamo delle macchine ma non è così: dietro ogni cattivo momento ci sono sempre dei problemi personali".

Poi un aneddoto direttamente dallo spogliatoio bianconero: "Ricordo che durante una sessione di allenamento non riuscivo nemmeno a controllare il pallone come si deve, il fisioterapista mi chiese cosa non andava ed io scoppiai a piangere sul lettino dei massaggi. Ricordo che arrivò Buffon e mi tranquillizzò dicendomi che dovevo sfogarmi a casa perché chi mi voleva male avrebbe goduto a vedermi in quello stato. Poi ho conosciuto Alice e la mia vita è cambiata in positivo, ringrazio anche lei se ora sto bene".