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Crespo a Premium: "Dal River al Parma: il mio calcio fatto di passione"

L'intervista di Trezeguet: "Alla Lazio calciomercato pazzesco, Istanbul fu terribile"

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Quinta puntata di "Nove - Storie di bomber" programma di Premium Sport dedicato agli attaccanti che hanno fatto la storia del calcio: dopo Higuain, Icardi, Cavani e Careca è stato il turno di Hernan Crespo ad essere intervistato da David Trezeguet. Il "Valdanito" parte dagli inizi in Argentina: "La mia famiglia mi ha dato grandi valori, gli stessi che mi sono serviti nel calcio. Dai 10 ai 16 anni ho fatto panchina poi l'improvvisa esplosione al River Plate: 18 partite e 23 gol, mi hanno chiamato in prima squadra". Passare ai professionisti cambia la vita di Crespo: "Il giorno prima ero sui banchi di scuola, il giorno dopo la gente mi riconosceva per strada: in spogliatoio vedevo miti prima tifati alla tv, Goycoechea mi faceva da autista perché non avevo l'auto... Senza i valori dei miei genitori, mi sarei perso".

La punta ricorda un episodio particolare al River: "Contro il Racing, al Monumental, segnai due gol e vincemmo. L'allenatore mi tolse due minuti prima della fine e salutai ringraziando il pubblico. In sala stampa, candidamente perché da giovane non ci pensi troppo, dissi 'mi avranno sostituito per farmi ricevere gli applausi'. Due giorni dopo mi convoca l'allenatore e mi fa una ramanzina: 'nessuno si è mai permesso di dire qualcosa del genere'. Capii che bisogna volare basso".

Per Crespo è il turno della serie A: "I primi sei mesi di Parma mi fischiavano poi a dicembre ingranammo e sfiorammo anche lo scudetto. Ho capito che il calcio italiano sarebbe stato perfetto per me. Passai alla Lazio e nel secondo anno, con Zoff in panchina e il 4-4-2 con Salas al mio fianco, segnai a raffica. Una sera io e Veron uscimmo: io in bermuda e maglietta, lui tutto mascherato. Gli dissi: 'che fai?' e lui 'Vedrai'. I tifosi non potevano credere che fossimo noi, per tornare a casa dovemmo chiamare i carabinieri...".

Poi il passaggio all'Inter: "Si iniziano a intravedere i problemi di Cragnotti. Ci allenavamo e a bordocampo c'era il figlio sempre al telefono, si aspettava una sua chiamata per la cessione. Una sera dovevamo incontrare in amichevole la Juve, mi chiama il procuratore e mi dice 'ti hanno venduto all'Inter'. Incredibile, lo dissi al Mancio - che non ci poteva credere - e il giorno dopo sfidai Nesta, appena venduto al Milan. Più che calciomercato sembrava di essere dal fruttivendolo".

Crespo ha vissuto anche i colori rossoneri: "Squadra incredibile, ovunque ti giravi c'era un Pallone d'Oro. Ricordo Istanbul, fu terribile. Era tutto troppo perfetto per essere vero: la doppietta, il gol di Maldini... alla fine uscii dallo spogliatoio per vedere con i miei occhi la premiazione del Liverpool e solo lì realizzai". Parentesi al Chelsea prima dell'Inter-bis: "Volevo una nuova sfida per dimenticare la finale di Champions e vinsi la Premier. Anche a Milano fu un ciclo di successi, fu stupendo". Infine Genoa e ancora Parma: "Era giusto così, ho voluto dare una mano alla società che mi aveva lanciato".

Un consiglio ai più giovani: "Bisogna approcciarsi con passione a questo sport, così i sacrifici non peseranno. Qualcuno vi dirà che siete matti ma questa è la chiave per riuscire nel calcio".