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Lotito, Preziosi e De Laurentiis: "Ultrà, un mondo criminale"

I presidenti di Lazio, Genoa e Napoli in Antimafia: "Noi ostaggio negli stadi, nessun rapporto coi tifosi"

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Il calcio, gli ultrà e la criminalità organizzata. Enrico Preziosi, Aurelio De Laurentiis e Claudio Lotito ne hanno parlato in Commissione Antimafia dove sono stati ascoltati dal presidente Rosy Bindi sui rapporti tra i rispettivi club e i tifosi. Ecco le principali dichiarazioni rilasciate rispettivamente dai presidenti di Genoa, Napoli e Lazio.

Enrico Preziosi (presidente Genoa): "Non c'e' mai stata una relazione tra la tifoseria organizzata e la società, io sono uno dei presidenti più contestati... Consegnare la maglia ai tifosi in quel Genoa-Siena del 2012 è stata un'umiliazione, una sconfitta per lo Stato. A quegli ultrà non andava dato il Daspo ma la galera. Nessuno ha fatto con piacere quel gesto ma a me non risultano altre pressioni. Tutti i calciatori erano molti tristi, nessuno era sereno, quel che è successo dopo tuttavia fa parte del mondo omertoso in cui non si riesce ad entrare. Sculli è sempre stato chiacchierato. Con noi ha disputato 4 o 5 campionati e ha sempre fatto il suo dovere, era ardimentoso in campo. In quell'occasione fu chiamato da un tifoso e parlava con lui in un orecchio, in un modo così plateale che mi aveva sorpreso, sembrava ci fosse un rapporto stretto tra loro". 

Aurelio De Laurentiis (presidente Napoli): "Noi siamo ostaggio negli stadi, non possiamo fare nulla, non si possono avere rapporti coi tifosi, per esempio. Bisognerebbe fare tabula rasa, questo è invece il Paese dei compromessi, dei non si può fare. Genny 'a Carogna? Io non l'ho mai conosciuto".

Claudio Lotito (presidente Lazio): "Quando arrivai alla Lazio la dirigenza dell'epoca mi disse che avrei dovuto incontrare i tifosi. Si presentarono tre soggetti, uno si presentò dicendo di chiamarsi Diabolik e io gli dissi di essere l'ispettore Ginko. Lui lì mi ha fatto capire usi e costume di tutto il sistema, dai biglietti omaggio alle trasferte pagate fino alle coreografie. Io non gli diedi la mia collaborazione e sono iniziate una serie di problematiche. Dopo una settimana mi fecero trovare lo sterco di cavallo e dovetti chiamare la ruspa, affissioni in tutta Roma e minacce, un vero calvario. Il problema non è il biglietto, il problema è l'elemento criminale: spaccio di stupefacenti, merchandising falso, reclutamento di persone per fare estorsioni e recupero crediti e c'è anche la prostituzione. I capi tifosi possono fare parte di un sistema molto più ampio come 'ndrangheta e camorra. Questo fenomeno è stato sottovalutato dalle forze dell'ordine e anche dagli stessi magistrati".