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Milan, Filippo Galli via dopo 12 anni: "Così non potevo restare"

Il direttore del settore giovanile va via: "Scelte imposte, no al ruolo di facciata"

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Addio polemico in casa Milan. Filippo Galli lascia il settore giovanile rossonero dopo 12 anni, tre da allenatore e nove da direttore, e la sua intervista rilasciata al Corriere della Sera fa capire che non si tratta di un divorzio consensuale. "È una scelta che ho maturato mio malgrado - spiega Galli -, la società mi ha anche offerto di restare ma avrei dovuto rinunciare ai miei collaboratori, Edgardo Zanoli per l'area tecnica e Domenico Gualtieri per quella atletica, e accettare un nuovo responsabile (Beretta, ndr) scelto senza alcuna condivisione".

"Quella della società è stata una decisione legittima, ci mancherebbe, nessuna lesa maestà, però io per rispetto al nostro lavoro non potevo accettare. È un addio difficile come quello di smettere di giocare? Lo stato d’animo è quello, ma questa è stata una scelta indotta, perciò più sofferta. Io, lo dico senza alcuna polemica, non potevo accettare un ruolo di facciata. Al Milan lascio una buona eredità, un bel futuro".

“Il rimpianto più grande? Ho allenato Aubameyang, ma era un contesto diverso, in cui i campioni te li andavi a comprare, non li crescevi. Cristante? Si poteva aspettare di più, ma si è pensato di raccogliere il massimo vendendolo a 6 milioni al Benfica... Donnarumma? Gigio non andava scoperto, era lì da vedere, bisognava solo fare l’offerta. Già nel 2012 chi si occupava delle scuole calcio diceva di prenderlo".