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Roma, Dzeko: "Due anni per vincere lo scudetto"

Il bosniaco: "Dopo il primo anno potevo andar via, ma non sono uno che molla"

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Non hanno fatto granché per metterlo a proprio agio, ma Dzeko ha le spalle abbastanza grosse per liberarsi di qualunque pressione. La prima domanda che gli è stata rivolta nell'intervista concessa a Kicker era relativa al suo primo soprannome a Roma, Edin Cieco, che giocava con sull'assonanza col suo cognome e sulle occasioni fallite: "Io accetto le critiche degli addetti ai lavori, ma spesso giudica chi non ne capisce molto. Il primo anno è andato male perché al City non mi avevano fatto giocare sapendo che sarei andato via. Fisicamente ero fiacco e in più il non fare gol cominciava a pesarmi anche psicologicamente.

"Avrei potuto lasciare la Roma dopo il primo anno, ma non sono uno che molla. Quell’estate ho liberato la mente dai brutti pensieri, ho lavorato sul fisico e fatto una preparazione come si deve. Nel calcio è tutto troppo bianco o nero: se Messi e Ronaldo non segnano per due partite si parla di crisi. Non siamo robot. Neymar? Nessun giocatore dovrebbe valere 222 milioni. Sei anni fa prendevi un top-attaccante per 30 milioni, ora ne spendi 50 per un difensore. Ormai il calcio è legato al business".

"In Italia c’è più tattica e per qualcuno può essere noioso ma io qui ho imparato cose che non avevo mai visto in tutta la mia carriera. Ho ancora un paio di anni per portare lo Scudetto alla Roma. I tifosi sono incredibilmente fanatici e il calcio qui a volte ha un’importanza esagerata. Allo stesso tempo però giocare davanti a loro ti trasmette quell’entusiasmo che ti dà una spinta in più. A Roma è difficile passare inosservati: se uno mi vede a cena parte il caos e in 100 mi chiedono autografi. Se posso evitare di andare in città evito. Qui però si vive bene, anche mia moglie e i miei figli stanno bene. Stiamo a metà novembre e fa calduccio...".